Quanto costa la sostenibilità

Quanto costa la sostenibilità


O forse... quanto costa non essere sostenibili

Anzitutto dobbiamo partire da una premessa, ed intenderci su cosa voglia dire sostenibilità.

Infatti, spesso questa viene associata a dei fattori prevalentemente ambientali, portando a confonderci su cause di impatto che si manifestano soprattutto quando le temperature diventano insopportabili oppure un violento nubifragio si abbatte nei territori dove viviamo.

Certamente questi sono elementi correlati, ma purtroppo sono solamente una conseguenza di comportamenti che hanno qualche decennio di poca attenzione o consapevolezza.

Non è intenzione di questo breve approfondimento andare ad indagare queste cause, ma ci piace l’idea di provare a focalizzare l’attenzione su quanto ci costano i nostri comportamenti e le nostre scelte.

I momenti di carestia, o come in questo caso pandemici, mettono in risalto la criticità di uno degli elementi fondamentali su cui le nostre vite sono incentrate, e questo guarda al nostro sistema economico.

Il modello sociale ha da sempre posto in evidenza come le espansioni dei popoli sono strettamente correlate con lo sviluppo dell’economia degli stessi, ed i recenti flussi migratori hanno semplicemente (e purtroppo) trovato nella velocità della nostra epoca una netta accelerazione nel porre in risalto queste situazioni, le quali si traducono in una sostanziale ricerca di sopravvivenza e prosperità.

In poche righe abbiamo di fatto posto una sintesi sui tre principali elementi che muovono i concetti di sostenibilità: il benessere sociale, lo sviluppo economico e gli impatti ambientali.

Non confondiamoci, non è nostra intenzione semplificare quello che semplice non è, ma questa premessa ci aiuta a porre il fuoco sul titolo: quanto ci costa la sostenibilità?

Provando quindi a dare una risposta, partendo dai fattori migratori.

Le popolazioni che subiscono guerre e carestie si concentrano principalmente nell’area africana e sub americana. Un recente studio della Banca Mondiale, con una prospettiva rivolta al 2050, ha previsto che da queste aree saranno costrette a muoversi circa 100 milioni di persone.

Questi flussi trovano la loro origine da situazioni di instabilità, quali guerre, carestie ambientali, poca o nessuna libertà sociale, e con una prospettiva di sviluppo economico praticamente inesistente.

Tradotto in valore, per l’Italia si tratta di circa 5 miliardi €, in buona parte condivisi con la comunità europea (dato variabile, in quanto sono i soldi stanziati nel 2018 dal DEF, ma la spesa reale sembra sia stata inferiore).

I fattori ambientali invece, quali nubifragi, alluvioni, siccità, influiscono nel solo paese Italia per circa 1,2 miliardi di euro all’anno, e purtroppo questi hanno un impatto decisamente più importante sul sistema impresa il quale è composto per oltre il 90% da PMI (che in buona parte presentano valori di fatturato inferiori ai 5 milioni di euro), le quali sono le più a rischio quando accadono eventi straordinari.

Incrociando i dati del MEF e della CGIA di Mestre, quello che risulta più evidente è l’impatto che hanno gli stessi nell’erodere i tributi delle organizzazioni aziendali, i quali si traducono in poco meno del 3% del loro valore.

Ma il dato che ci deve fare riflettere è soprattutto quello economico: per ogni euro investito in prevenzione si potrebbero evitare tra i 4 e 7 euro di costi causati da eventi avversi.  E se leghiamo questo valore al rischio di vedere scomparire le imprese a causa di una poca attenzione ai processi di sostenibilità (comprese le conseguenti correlazioni economico/sociali) presto capiamo perché è bene eseguire un qualche investimento a riguardo.


La buona notizia risiede nel fatto che la consapevolezza di quanto la sostenibilità non sia un costo ma un investimento prezioso sta crescendo in modo sempre più tangibile, e come Strategie Sostenibili ci siamo dati l’obiettivo di tradurre quello che allo stato attuale può sembrare un concetto ancora troppo vuoto di contenuti in qualcosa di concreto, tangibile, pratico.


E ci piace anche chiudere con un’altra buona notizia, evidenziando il fatto che qualcuno questa tangibilità la sta ponendo in pratica:

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