Dove sta la modernità

Dove sta la modernità

S-Lab è nato nel cuore della pandemia e nonostante la pandemia.

Il primo inciso vale per la collocazione temporale. I mesi che hanno preceduto il primo lockdown erano animati dal movimento Fridays For Future partito da Greta Thunberg. In realtà la nostra attenzione per la sostenibilità aveva radici molto più lontane e con questa iniziativa abbiamo voluto concretizzare un interesse culturale, civico e professionale. Era facile intuire che con il COVID sarebbero arrivati tempi duri per queste tematiche ma – e qui veniamo al secondo inciso – abbiamo deciso di intraprendere ugualmente questo nostro percorso.

Anche nella apnea iniziata con il primo lockdown e che per certi versi dura tuttora, si è tornati a parlare e discutere di sostenibilità. Da un lato infatti queste tematiche continuano a suscitare interesse anche da parte del Legislatore; da altro versante invece, va rilevato una spasmodica attenzione perché tutto torni come era prima della pandemia: come prima, più di prima.


Ci troviamo in mezzo a un mare magnum di informazioni, prese di posizione, teorie e chi più ne ha più ne metta. L’accessibilità ai dati e la facilità di comunicazioni grazie alla rete, se da un lato costituiscono un grande momento di democrazia, sotto altri punti di vista impongono stringenti questioni sulla validità delle informazioni. Da non sottovalutare una conseguente componente ansiogena visto che le informazioni a disposizione sono enormemente più elevate di quelle che riusciamo come singoli a processare.


In questo contesto così complesso e difficile da interpretare, non è nostra volontà con questo contributo quella di spiegare qualcosa a qualcuno. Ci sono già abbastanza “professori” che si mettono in cattedra, molti peraltro senza titolo e senza meriti. Ben diversamente, il nostro desiderio è quello di fornire due spunti di riflessione per chi vorrà valutarli.

Il primo pensiero riguarda la costante sensazione e affermazione secondo cui saremmo tutti proiettati verso un nuovo mondo che si sta profilando a una velocità sconosciuta nel passato. È vero senza dubbio che le dinamiche impresse dal COVID stanno modificando rapidamente la società e l’economia. Nonostante questi movimenti e la loro rapidità, non dobbiamo tuttavia dimenticare che le questioni di fondo, alla fine, sono sempre le stesse. Un po’ come la Passione di Cristo: dal tradimento di Giuda al dramma di Pilato, passando per la falsità degli scribi, è un affresco della corruzione umana attualissimo nonostante i suoi duemila anni. In relazione all’ambiente, nella vita e rispetto alle generazioni future, le domande che dobbiamo farci tutti è che partita vogliamo giocare, se e con quali regole.

Il secondo pensiero invece riguarda un cancro che attanaglia e avvelena la nostra società oramai dagli atti Ottanta. Nessuno lo riconosce espressamente ma la nostra società è attraversata da un concetto tanto diffuso quanto pericoloso e cioè che l’intensità con cui ciascuno vive sia direttamente proporzionale a quanto riesce a consumare. Mobilità fine a se stessa, automobili diventate simulacro della vita, abitazioni sontuose ed energivore. Oggetti che da passione sono diventati una ossessione da amplificare con l’onda d’urto dei social. Questo concetto rappresenta l’esatto opposto della sostenibilità e come tale va considerato. Per poter sperare di invertire la rotta, il cambiamento deve essere prima di tutto culturale e partire da qui. Se la sostenibilità si riducesse solamente all’attenzione per auto elettriche ed efficientamento delle case, avremmo solamente cambiato l’oggetto del desiderio mantenendo uno schema tanto vecchio quanto pericoloso.

Buona vita e buona riflessione sostenibile a tutti!

1 commento

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Alessia Tapparo

Condivido tutto.
Alla fine della fiera uno vale uno… dobbiamo smetterla di aspettare che “gli altri” si adoperino per risolvere le questioni (quali che siano). Dobbiamo decidere se/quando cominciare a fare la nostra parte, senza alibi. Magari scopriremo che non siamo soli 😉

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